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8 MARZO 2018 • ALLOS • EMPLOYEE EXPERIENCE • ENGAGEMENT • GENERAZIONE Z

Come creare la migliore employee experience per la generazione Z?

Generazione Z: come garantire la migliore employee experience

Tutti noi sappiamo che un’organizzazione, per funzionare bene, deve saper coordinare e mantenere in equilibrio clienti e collaboratori. Essi sono due facce di una stessa medaglia, appartengono entrambi, in egual misura, al patrimonio aziendale. I bisogni e le necessità dei clienti, vengono soddisfatti dai collaboratori. Si tratta di un legame che crea valore se ben coordinato e sostenuto da strumenti adeguati a supporto dei collaboratori, in particolare della generazione z.
Le aziende che hanno saputo creare, coordinare e mantenere allineato questo legame, hanno visto crescere fedeltà, impegno e felicità di clienti e collaboratori. Perché hanno saputo costruire ed offrire un’esperienza di qualità tanto ai propri clienti (Customer Experience) quanto ai propri collaboratori (Employee Experience).

Il ruolo della trasformazione digitale e la generazione Z

In questa equazione, la trasformazione digitale ha giocato e gioca un ruolo fondamentale, facilitando e sostenendo i processi di lavoro, necessari a rispondere e soddisfare il bisogno del cliente. Oggi siamo di fronte a un nuovo concetto di workforce più evoluto che vede già la contribuzione dei primi talenti della generazione Z . Persone digitalmente evolute che hanno bisogno di strumenti adeguati e un ambiente di lavoro che sappia offrire la stessa User Experience che hanno off work. Il concetto di Employee Experience infatti, si presta perfettamente per rispondere alle aspettative della generazione Z.

Di cosa hanno quindi bisogno i nuovi talenti 4.0?

  • COINVOLGIMENTO

Impegno e motivazione dei collaboratori, sono il carburante necessario al motore organizzativo. Ma non è semplice ottenerli e chiunque di noi si occupa di risorse umane, sa quanto il tema dell’engagement dei collaboratori, rappresenti una della sfide più grandi che gli HR manager devono affrontare. Per vincere questa sfida non bastano più i vecchi software gestionali, è necessario poter disporre di sistemi, piattaforme che siano capaci di integrare strumenti gestionali e strumenti sociali.La generazione z ha bisogno di una employee experience che la faccia sentire coinvolta e incoraggiata attraverso lo stesso tipo di App che normalmente usa fuori ufficio: Social, Collaboration & Communication. In questo modo si può creare connessione, engagement tra collaboratori e organizzazione.

  • FELICITÀ’

Lo sappiamo bene, ed è anche provato statisticamente, che esiste un legame ben preciso tra felicità e produttività: le persone felici danno, in media, un rendimento più elevato e la loro creatività è tripla. Al contrario, le persone poco soddisfatte stanno a casa in media 1,25 giorni in più al mese; lo dimostra una ricerca effettuata nel 2008 da Gallup Healthways. Dunque, anche per la generazione z è fondamentale promuovere crescita, motivazione e benessere delle persone, attraverso obiettivi chiari, strumenti adeguati, apprezzamento personale, rispetto e incoraggiamento, supporto emotivo e appartenenza.

  • ASCOLTO

“ Senza la base, scordatevi le altezze” Cit. La base per un’esperienza di lavoro solida e felice comincia dal primo istante in cui si entra in contatto con un’organizzazione. La fase dell’inserimento di una nuova risorsa in azienda è un processo sul quale si stanno concentrando molte ricerche in ambito manageriale, l’obiettivo è quello di comprendere meglio il vissuto delle persone in relazione alle dinamiche organizzative, perché dal modo in cui si accoglie una nuova risorsa dipende il futuro del rapporto con l’azienda. Il futuro di questa relazione si gioca nei primi tre mesi, periodo in cui il neo assunto esamina la situazione: “è il posto giusto per me?”, “è il lavoro che mi avevano prospettato?” “ qual è il mio ruolo?” domande ricorrenti che, credo, ognuno di noi, possa ricordare di essersi posto durante i primi mesi di collaborazione.
E’ in questo periodo che il nuovo talento della generazione z sviluppa l’attaccamento e pone le basi per un forte senso di appartenenza. Che potrà crescere solo se ben nutrito. E’ fondamentale quindi, avvalersi di strumenti in grado di rispondere alle diverse necessità che progressivamente si manifestano sia da parte del collaboratore. Gestendo con particolare attenzione il bisogno per la persona di vedere riconosciuto il proprio sforzo lavorativo in termini di risultati e per l’azienda la necessità che il neo-inserito possa, in breve tempo, padroneggiare il proprio ruolo. Grazie infine ai sistemi HR di ultima generazione, è possibile mantenere i due fattori allineati. Attraverso la condivisione di obiettivi chiari e feedback costanti, i risultati saranno più mirati e non tarderanno ad arrivare.

  • VALORIZZAZIONE

La generazione z rappresenta una nuova forza umana ed economica che si caratterizza sempre più come “liquide workforce”. La valorizzazione del loro operato rappresenta pertanto un fondamentale investimento per l’azienda. Sempre ricordandoci che per costruire in altezza sono necessarie solide basi, il premio Nobel per l’economia Gary Becker ha scritto: “L’educazione, la formazione e la salute sono gli investimenti più importanti Talent Management”. Talento e abilità dei dipendenti sono già fattori chiave del successo di ogni organizzazione. Per questa ragione, per creare una employee experience coinvolgente e motivante per la generazione z, in prima istanza, aziende e manager devono imparare a valorizzare quanto questa nuova generazione è in grado di portare all’interno del’organizzazione.

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Cosa inserire in un piano di Welfare aziendale per far star bene le persone?

Cosa inserire in un piano di Welfare aziendale per far star bene le persone?

Un piano di welfare aziendale, un circolo virtuoso per le persone e l’azienda

“Se l’azienda è innovativa ama il welfare”. Questo il titolo della ricerca di Luigi Pesenti, docente di Sociologia Generale all’Università Cattolica di Milano, e Chiara Fogliani, CEO di Welfare Company. Cosa ci dicono i dati della loro ricerca? Il 47% delle aziende è propensa ad introdurre strumenti a favore del welfare, si è riscoperta infatti la convenienza ad investire sulle risorse umane. Il piano di welfare aziendale migliora il clima aziendale dell’80%! Ma non è questa la sola ragione per la quale viene attivato, bensì per divenire a tutti gli effetti più competitivi. Non solo. Lo sviluppo di un sistema di welfare aziendale accresce la motivazione dei lavoratorie il senso di appartenenza all’azienda. Il piano di welfare aziendale segna dunque una via che aumenta la produttività e diminuisce il turnover.

Se l'azienda è innovativa ama il welfare. Luigi Pesenti, Chiara Fogliani Condividi il Tweet

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Quali sono quindi gli elementi chiave per attivare questo circolo virtuoso?

Il circolo virtuoso parte dalla creazione di benessere per ogni singolo dipendente. Per farlo, gli strumenti a disposizione sono molteplici ed eterogenei, nonché integrabili tra di loro, tanto da permettere di formare un vero e proprio wellness program aziendale. Dai dati della ricerca inoltre, il piano di welfare aziendale è fatto sì di buoni pasto e voucher, ma anche di polizze sanitarie, work life balance e gestione delle non autosufficienze.

  • I fondi sanitari e integrativi nel piano di welfare aziendale

Tra le iniziative adottate dalle aziende più innovative troviamo misure di supporto alla famiglia e alla persona e fondi sanitari.  Questi ultimi sono oggetto di un’attenzione crescente. Si tende a dare sempre più peso infatti alle prestazioni ricoperte dall’assicurazione, dalla franchigia a carico del lavoratore e dai costi che egli deve sostenere per estenderla ad altri componenti della famiglia. Anche i fondi per la pensione integrativa, seppure strumenti semplici da attuare, sono in realtà una forma di gratificazione. I fondi infatti, concretizzandosi a livello fiscale, diventano uno dei mezzi principali a favore del welfare.

  • La flessibilità di orario e la borsa ore nel piano di welfare aziendale

Come creare benessere per le famiglie formate da genitori lavoratori, con figli a carico e magari anche con anziani da assistere? L’azienda può venire incontro non solo in termini di flessibilità di orari, ma anche sotto forma di borsa ore e quando possibile di home office. In entrambi i casi si permette al dipendente di occuparsi liberamente della propria famiglia. Nella seconda opzione addirittura di autogestire il tempo da dedicare al lavoro, a volte anche migliorando la qualità dello stesso. Infatti, come dimostra la ricerca, esiste un’alta correlazione tra le aziende che promuovono il welfare e quelle che incrementano facilmente il proprio sviluppo, dato proprio dall’innovazione.

  • L’importanza degli strumenti dedicati al benessere della famiglia

Sempre con uno sguardo alle famiglie, sono sempre di più le aziende che pensano a provvedere anche al benessere dei più piccoli, con strumenti come asili, colonie e borse di studio. La serenità all’interno del nucleo familiare è direttamente proporzionale alla produttività, sia in termini di quantità che di qualità. Per questa ragione possono rivelarsi efficaci anche quegli eventi che riuniscano in un contesto gioioso i dipendenti ed i loro familiari, come ad esempio, i family days. Queste iniziative, anche se certamente meno prioritarie rispetto ad aiuti concreti alle famiglie, se ben organizzate, non solo promuovono l’identità aziendale, ma creano un clima positivo di aggregazione e festosità.

Ma il piano di welfare aziendale ideale da chi viene gestito?

Ma chi dovrebbe occuparsi di questo settore all’interno dell’impresa? Come dimostrano le statistiche infatti, poco più del 23% delle aziende trova che i propri sindacati siano preparati adeguatamente in materia. Eppure le aziende più innovative e con un alto welfare sono proprio quelle con un’alta sindacalizzazione. Per questo motivo, le imprese che per colmare questa lacuna si sono dovute affidare a provider esterni ed esperti, sono aumentate dal 18% al 25,5%. Il trend in sostanza è in crescita perché le realtà aziendali sono sempre più consapevoli che un’adeguata formazione finalizzata all’attuazione di piani di welfare aziendale può divenire un investimento a lungo termine. Un investimento ripagato nel tempo, sia a livello di qualità del lavoro che di attrazione di nuovi talenti ed engagement.
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Photo by Luke Pamer

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